Me ne vado

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Quando il lavoro nobilitava

Siamo inondati da indagini.
Regolarmente, sui principali quotidiani nazionali, vengono forniti studi sulle nostre abitudini e sui nostri comportamenti.
Un ruolo particolarmente rilevante viene occupato dal lavoro.
Un tempo nobilitava.

Oggi quanto ci piace il lavoro che svolgiamo?

A leggere i risultati di parecchi studi, ci sono tant* italian* convint* di dover cambiare lavoro.
Anzi, per meglio dire, sono convint* di dover cambiare vita.

Un sondaggio, fatto da una società attiva nell’erogazione di servizi in ambito “ricerca del personale”, ha coinvolto 1000 lavoratori e lavoratrici ed il risultato è stato molto chiaro: 7 su 10 hanno espresso la necessità di voler cambiare il proprio stile di vita, modificando il modo in cui lavorano.

Il pensiero di dare una svolta alla propria professione è un chiodo fisso costante per molte persone, ben oltre le 1000 intervistate.

Molte di queste, però, si sentono smarrite e non sanno da dove cominciare.
I dubbi principali riguardano l’età, il dover ripartire da capo, l'incertezza finanziaria e la mancanza di chiarezza su come valorizzare le proprie competenze.

Un punto fondamentale, spesso posizionato al primo posto, è il benessere personale rispetto alla mera progressione di carriera.

La differenza tra il sorriso di chi si sveglia soddisfatto e voglioso di incominciare la propria giornata lavorativa ed il broncio di chi si sveglia triste, demotivato, ansioso che la giornata lavorativa termini il prima possibile, è proprio legata alla percezione dell’utilità e della validità del proprio lavoro, del riconoscimento del proprio lavoro, dell’energia che procura il proprio lavoro, delle prospettive future del proprio lavoro.

Il lavoro deve fornire benessere.

Ottenere uno stipendio, o una qualsiasi forma di remunerazione economica, non può più essere il solo scopo del lavoro.

Tante persone non hanno realmente scelto il lavoro che fanno.
Molte si sono trovate inserite in un contesto lavorativo notevolmente differente, in negativo, rispetto a quello immaginato.

Lo dimostrano altre ricerche che evidenziano come molti lavoratori e lavoratrici abbiano intenzione di abbandonare il lavoro o dimostrino totale distacco verso il lavoro, non sentendosi coinvolte.

Come può evolvere il lavoro?

Per una volta, la tecnologia potrebbe realmente aiutarci.
Ci toglierà il lavoro.
Quello pericoloso, noioso, ripetitivo, demotivante, soffocante.

Toccherà a noi.
Riappropriarsi dell’essenziale, declassando il superfluo.
Ritornare alle origini e ai bisogni primari.
Curare sé stessi, curare le altre persone, curare l’ambiente.
Sviluppare la propria creatività.

Qualità del tempo, per vivere.
Non è uno slogan, non è utopia.
È quello che moltissime persone immaginano.

Mettere impegno e dedizione in attività che siano stimolanti e diano soddisfazione.
Al contempo, ricercare il proprio luogo, il proprio ritmo, i propri cari, il proprio benessere.

Spostarsi nei borghi, nei casolari, nelle baite, di fronte al pascolo o con vista mare, sul lungo lago.
Luoghi dal ritmo umano, che riempiono gli occhi ed i polmoni.
Coltivare e gustare i prodotti raccolti, con la propria famiglia.
Aiutare le altre persone o farle divertire.
Prodotti e servizi adeguati al contesto.
Sensazioni positive, da vivere lentamente.

Non è un romanzo.
Sempre più spesso leggiamo di questa tendenza.
E la tecnologia ci supporta fortemente, in questo cambio.

Sarà per molti, ma non per tutti.
Quelli che apprezzano il sistema attuale continueranno a lavorare con le stesse modalità che già utilizzano.
Gli altri spazieranno, alla ricerca del proprio punto di riferimento, cercando il progresso e non il profitto.

L’alternativa al modello odierno?

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