Legalità
Sono passati alcuni giorni.
Meglio riflettere, per evitare di farsi coinvolgere dall’impulsività.
Sono arrivate due sentenze: una di primo grado, una di terzo grado.
La prima sentenza sembra non aver suscitato grande interesse nei media e, di conseguenza, nell’opinione pubblica.
Eppure, si tratta di una vicenda che ha profondamente segnato il nostro Paese.
Sono morte 43 persone in un disastro che ha messo in evidenza una grave incuria.
Il Tribunale ha condannato parecchie persone, tra vertici delle società di gestione e funzionari pubblici, affermando la responsabilità di chi prendeva le decisioni strategiche.
Si può considerare un punto importante: il sistema giudiziario sta diventando sempre più rigoroso nel non permettere che la catena di comando aziendale si interrompa davanti alla responsabilità di disastri collettivi.
Si potrebbe utilizzare il proverbio: “niente nuove, buone nuove”, per segnalare che la mancanza di grandi dibattiti sul tema sia un segnale confortante (o forse di indifferenza) di civiltà e democrazia.
Legalità per garantire la sicurezza.
La seconda sentenza ha invece avuto l’esito opposto.
Il Tribunale ha condannato una persona, stabilendo che non ha agito per difesa personale, quando ha ucciso due rapinatori.
La giurisprudenza ha affermato il principio per il quale la reazione difensiva è lecita solo finché dura il pericolo: la legge non ammette la giustizia privata e la vittima di un reato non può trasformarsi in giudice ed esecutore della pena.
Ne hanno parlato tutti e se ne continua a parlare.
Sono coinvolti tutti i livelli dei media e non si contano le dichiarazioni dei politici.
La reazione popolare è stata impressionante: si sono create due enormi fazioni, l’una di parere diametralmente opposto rispetto all’altra.
Il punto ruota intorno alla legittima difesa: quale perimetro d’azione è considerato lecito?
Per le due fazioni, l’area d’intervento personale è differente, in base al proprio convincimento.
Legalità per garantire la sicurezza.
Che si tratti del primo caso, simile ad altri accaduti in passato, o che si tratti del secondo caso, simile ad altri accaduti in passato, il problema riguarda l’arco temporale: lo stato dovrebbe prevenire, piuttosto che intervenire a cose avvenute.
Le leggi ci sono, è invece carente tutto il resto.
Per garantire la sicurezza, serve la legalità.
Per avere la legalità, servono cultura, etica, convenienza al rispetto delle regole, conoscenza del territorio, tecnologie adeguate e personale formato.
Servono investimenti chiari e certi.
Conviene pensarci, quando si esprime il proprio voto alle elezioni.
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